Villa Olmo

Como

1780. Suggestionato dagli studi umanistici compiuti a Roma, il marchese Innocenzo Odescalchi decise di erigere una grande villa in località Borgo Vico, nei dintorni di Como, oggi interamente inglobata nel tessuto cittadino. Il terreno era soprannominato dell'olmo per la presenza di un enorme albero secolare, unico sopravvissuto - secondo la leggenda - dei tre grandi platani elogiati da Plinio. Il progetto fu affidato a Simone Cantoni e i lavori si protrassero per almeno vent'anni. Le due ali laterali dell'edificio, che appesantirono notevolmente la struttura, non rientravano nel progetto originario e vennero aggiunte nel 1797. Alla morte di Odescalchi la villa passò in eredità al giovane marchese Raimondi, che dopo avervi ospitato svariati principi d'Europa (l'imperatore d'Austria, il principe di Metternich, Radestzky, Maria Cristina di Borbone e l'amante dello zar Nicola I) pensò bene di appoggiare l'insurrezione popolare del 1848 e dovette riparare precipitosamente in Svizzera. Seguì un lungo periodo di decadenza, che fu teatro dell'amore tra Garibaldi e la figlia del proprietario, Giuseppina Raimondi, sposata a Fino Mornasco nel 1860. Sfumato il progetto di farne un grande albergo di lusso, il complesso fu quindi rilevato per 270.000 lire dai Visconti di Modrone, famiglia di tradizione borghese che poco si adattava agli sfarzi nobiliari del passato. Ormai, anche la società lacustre era cambiata e nel 1925 Villa Olmo venne acquistata dal comune di Como. Oggi è adibita a sede di manifestazioni culturali e a parco pubblico cittadino.

I busti dei medaglioni raffigurano Platone, Solone, Talete, Socrate
e Pitagora (il Settecento
è l'era della ragione).

Il biscione milanese fu aggiunto dai Visconti al posto della targa originaria con la scritta L'Olmo.