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Questi anni di gloria vennero interrotti - dopo la sconfitta del Barbarossa ad opera della Lega nel 1176 - allorché la ricca famiglia Rusca impose come successore del vescovo Lambertenghi un suo parente, provocando così la scomunica papale. Venuto meno il sostegno della Chiesa, Como entrò lentamente nell’orbita della rinata Milano, e nel 1335 fu occupata da Azzone Visconti. Suo nipote Gian Galeazzo ereditò la città e cominciò la costruzione del Duomo, che si protrarrà per oltre tre secoli. Ai Visconti succedettero gli Sforza, nell’epoca in cui le potenze europee guerreggiavano per il possesso dell’Italia. Massimiliano Sforza, per il suo governo, dipendeva dagli svizzeri (a cui cedette il Ticino), mentre Francesco II dipendeva dagli spagnoli. Questi, alla morte di Francesco, ereditarono Milano e misero al sacco Como (1521), rea di aver ospitato l’esercito francese durante la guerra contro gli Asburgo. Il Castello Baradello venne così smantellato, costruendo in compenso il forte di Fuentes a Colico.
Nel XVI secolo, Como si trovava dunque sotto il dominio asburgico di Spagna. Era una roccaforte di circa 10.000 abitanti quando Milano ne contava 70.000, specializzata nella lavorazione della seta e dei panni di lana. La rivalità col grosso centro commerciale di Torno sfociò nell’ennesima distruzione, ultimo sussulto di gloria del popolo comense (1522). A quest’epoca, inoltre, risalgono le leggendarie ville d’Este e Pliniana, capostipiti dei soggiorni nobiliari che caratterizzeranno il lago nei secoli a venire. Nel ‘600, la Controriforma mise in luce l’opera del cardinale Tolomeo Gallio, che costruì l’omonimo palazzo di Gravedona e Villa Balbiano a Ossuccio. Nel ‘700, dopo che la spaventosa epidemia di peste narrata nei Promessi Sposi aveva dimezzato la popolazione, il Nord-Italia passò sotto il dominio degli Asburgo d’Austria. Ormai Como si trovava al seguito della Lombardia, declassata al rango di provincia come le altre città della regione. Era finita l’epoca dei Comuni indipendenti, in cui Como aveva figurato come grande potenza. Questo moderno assetto politico fu sancito dall’arrivo di Napoleone, che nel 1797 - ospite a Villa Saporiti - annunciò la costituzione della Repubblica Cisalpina. A Como fu assegnato il governo del Dipartimento del Lario, che comprendeva anche i territori di Varese, Lecco e Sondrio, mentre la vasta diocesi si estendeva anche nel Canton Ticino e nei Grigioni. Ferveva intanto l’attività scientifica di un illustre cittadino, Alessandro Volta, mentre l’onda nascente del Romanticismo faceva del Lario uno dei suoi paradisi prediletti. Nell’Ottocento era presente tutta la pleiade dei letterati e dei musicisti, ospitati nelle ville dei mecenati e delle famiglie reali d’Europa. Era la conformazione fisica del lago ad ispirare quel carattere austero e contemplativo rivolto ad un soggiorno di tipo elitario, che costituiva anche lo spirito malinconico dell’artista romantico. Nel 1837 nasceva a Bellagio Cosima Liszt - figlia del mago del pianoforte e futura moglie di Wagner - il cui nome Cosima era stato dato in onore a Como.
Intanto, nel 1859 la città festeggiava l’arrivo di Garibaldi e l’annessione all’Italia, preludio delle rivoluzioni urbanistiche che avrebbero conferito al capoluogo il suo aspetto attuale (per esempio, piazza Cavour fu creata nel 1872 dopo il prosciugamento del vecchio porto). Anche i trasporti giocarono una carta fondamentale nella storia del territorio, sulla spinta delle innovazioni tecnologiche a cui Volta aveva dato il primo formidabile impulso. Nel 1894 fu inaugurata la funicolare (considerata come un prolungamento delle Ferrovie Nord Milano), nel ’99 si tenne l’esposizione internazionale voltiana, nel 1913 si organizzò la più importante competizione mondiale di idrovolanti (da cui l’Aero Club) mentre il primo battello a vapore era già stato varato nel 1826. Classico era il collegamento diretto con la Svizzera tedesca, Lucerna e Zurigo, per mezzo del celebre postiglione del S.Gottardo. Infine, i monumenti avveniristici di Giuseppe Terragni e di Antonio S.Elia fecero della città il principale centro del Razionalismo italiano.
Durante la Seconda guerra mondiale, Como non venne mai bombardata e il suo teatro lirico ospitò le recite della Scala distrutta dalle incursioni americane. Benito Mussolini, in fuga verso la Svizzera, fu catturato a Dongo e fucilato a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945. A lui e al suo misterioso carteggio si deve l’arrivo di Churchill sul Lario, poco dopo la fine della guerra, sotto le mentite spoglie di un soggiorno di piacere a Villa d’Este.
Oggi la città è solo un pallido riflesso del suo antico splendore. Dopo la separazione da Varese (1927) e da Lecco (1992), Como si è vista raggiungere dalle vicine città perdendo progressivamente peso politico. Le infrastrutture sono ancora quelle degli anni ’60 e i piani urbanistici tutt’ora da definire. Il declino dell’industria serica ha spostato il baricentro dell’economia sulle piccole imprese e sul turismo, godendo di un ambiente naturale di fama mondiale ma celato e quasi nascosto dietro una mentalità tendenzialmente chiusa. E’ questo un controsenso che spiega benissimo il carattere dei lariani e la natura ancora relativamente intatta del lago, vergognosamente minacciata dal cancro della speculazione edilizia. |