Il 25 Aprile 1945 i soldati americani entrano a Milano: la fine della guerra in Italia è ormai vicina. Hitler ordina alle truppe tedesche in ritirata di proteggere Benito Mussolini nella sua fuga verso la Svizzera. Travestito da soldato tedesco, l'ex Duce viene però riconosciuto in un posto di blocco a Dongo.
Nella foto a sinistra: la piazza del Municipio (Palazzo Manzi), dove Mussolini venne interrogato.
A destra: l'ingresso del Museo della fine della guerra, nello stesso Palazzo Manzi.

La ringhiera originale conserva i fori delle pallottole che uccisero i prigionieri fascisti. I partigiani fucilarono a Dongo anche Nicola Bombacci, uno dei fondatori del Partito Comunista e amico di Mussolini.
Il Duce venne fucilato a Giulino di Mezzegra, sempre sul lago, il giorno dopo.

Le onde spinte dal vento si portano via i ricordi della storia, sulla pianura che caratterizza il litorale di Dongo. La "fine del lago" è ormai vicina, con le sue rive basse dal tipico odore di erba bagnata. Siamo molto lontani dal Lario meridionale caratterizzato dai fondali profondi, le rive strette e i parchi delle ville nobiliari.

La verde passeggiata che costeggia la spiaggia ghiaiosa e i prati dei campeggi, a contatto con la natura.

I campeggi...

Una gara di vela davanti a Dongo.

Panorama di Dongo con la pianura alluvionale formata dal torrente Liro,
un tempo coperta di prati, campi e paludi.

Poco più a sud sorge il borgo di Musso, dalla cui cava di marmo furono costruiti il Duomo di Como
e le colonne di S.Lorenzo a Milano.
Nel Castello di Musso (oggi scomparso) era rifugiato il condottiero milanese Gian Giacomo Medici, detto "il Medeghino" (1498-1555). Era una sorta di "sicario di lusso", un corsaro ghibellino occasionalmente al soldo degli Sforza, che spadroneggiò sul Lario durante le guerre tra il Ducato di Milano e i Grigioni svizzeri per il controllo della Valtellina; combattè anche in Ungheria e in Germania. Il Medeghino trasformò Musso in una piccola città-stato dotata di zecca.